Luogo: Napoli (NA)
Anno: 2026
Categoria: architettura
Tipo: residenziale
Cliente: privato
Stato: in corso
Area: 90 mq
Un’architettura che non si impone sul paesaggio, ma lo piega, lo assorbe, lo continua.
Il progetto nasce dall’idea di dissolvere la distinzione tra suolo e costruito, trasformando l’edificio in una piega abitabile del terreno. Una linea morbida, continua, definisce l’intero organismo architettonico: copertura, parete e spazio esterno si fondono in un unico gesto plastico, generando un sistema fluido in cui interno ed esterno si interpenetrano senza soluzione di continuità.
La casa si sviluppa come una sequenza di ambienti permeabili, completamente aperti verso il paesaggio, dove le grandi superfici vetrate annullano il limite visivo e costruiscono una relazione diretta con la luce, la vegetazione e l’acqua. Il patio centrale, scavato nel volume, diventa il fulcro spaziale e climatico del progetto: una vasca d’acqua riflettente introduce un microclima mitigato, mentre le superfici verdi contribuiscono a regolare temperatura e umidità, rafforzando la dimensione bioclimatica dell’intervento.
Il sistema distributivo non è affidato a percorsi lineari, ma a una topografia artificiale fatta di rampe, pendenze e continuità materiche che accompagnano il movimento del corpo nello spazio. L’architettura si attraversa più che si percorre, costruendo un’esperienza immersiva e dinamica, in cui ogni variazione di quota genera nuove relazioni visive e spaziali.
Dal punto di vista materico, il progetto lavora per sottrazione e continuità: superfici minerali, neutre, accolgono l’innesto della vegetazione che scende dai bordi, colonizza le soglie e trasforma l’involucro in un dispositivo vivo. La luce artificiale, integrata in modo discreto nelle linee architettoniche, enfatizza la plasticità delle forme e restituisce, nelle ore serali, un’immagine sospesa e rarefatta dell’edificio.
Più che un oggetto, questa architettura si configura come un paesaggio abitato: un sistema ibrido in cui costruzione e natura coesistono in una relazione di reciproca trasformazione, suggerendo un modello di abitare in cui il progetto non si limita a occupare il suolo, ma ne diventa estensione attiva e sensibile.